A cura di Grazia Butera

Da dove vengono le parole italiane? L’inglese sta davvero corrompendo la presunta purezza della lingua italiana? Sai che quando parli nella tua bocca hai parole francesi, arabe, spagnole, greche, tedesche?

Questa piccola rubrica per nulla pretenziosa e anzi un po’ giocosa proporrà ogni settimana parole con buone gambe, gambe che hanno fatto chilometri per approdare in Italia, anzi nell’italiano e l’hanno reso diverso, migliore e che a loro volta sono state cambiate, ibridate, si sono adattate, stabilizzate ma che continuando a cambiare hanno creato legami, connessioni con l’altrove.

Marmellata [marmeˈlːata] Sost. Femm.

Dal portoghese marmelada, a sua volta derivato da marmelo “cotogno”. Tipo di frutto antichissimo, antenato della mela con il quale si producevano confetture.

Andando più indietro nel tempo e altrove nello spazio si arriva in Grecia, l’etimologia deriverebbe infatti dal greco μελίμηλον (melimelon), composto da μελί “miele” e μηλον “mela”; dunque, le mele venivano ricoperte di miele per essere conservate. Un’ipotesi suggestiva anche se inattendibile, è l’etimologia popolare che vede in marmellata una deformazione dal francese Marie malade “Maria malata”, sorta di metonimia causa-effetto dove l’effetto è la frutta cotta e abbondantemente zuccherata che si somministrava ai malati reduci da indigestione.

Di marmellata si parla in testi italiani gastronomici già dal Cinquecento e il lemma è entrato nella tradizione generando anche usi figurati ad esempio come “miscuglio incongruo di cose” oppure “poltiglia informe” (es. oggi il caldo mi ha ridotto a marmellata!) e locuzioni idiomatiche: cogliere con le mani nella marmellata nel senso di cogliere sul fatto.

Sarebbe finita qui la storia lessicale di marmellata se recentemente la metaserie-tv Boris non avesse reso celebre un suo derivato: “smarmellare”. Il direttore della fotografia della serie tv “Gli occhi del cuore” invitava a “smarmellare tutto”, ovvero le luci, cioè a “spararle a tutta” per avere una luce diffusa tipica di programmi come quelli di Barbara d’Urso in cui tutto si confonde, le imperfezioni e le rughe si notano meno ma la qualità della fotografia risulta mediocre. Pur non essendo registrata nei dizionari, la parola è d’uso comune nel gergo degli appassionati e degli addetti ai lavori.


Pillole di Italiano L2:

A proposito di marmellata, se studi l’italiano come lingua straniera puoi ascoltare il brano Marmellata #25 di Cesare Cremonini per rafforzare l’uso dei tempi verbali presente e passato prossimo ed inoltre l’uso delle espressioni “c’è/ci sono” che si utilizzano per indicare la presenza di qualcuno o di qualcosa in un determinato posto, ma attenzione alle delusioni d’amore:
«Ogni volta in cui ti penso mangio chili di marmellata. Quella che mi nascondevi tu. L’ho trovata».

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